Non tutte le gabbie hanno sbarre visibili.
Alcune sono fatte di abitudini, aspettative e silenzi.

Ci resti dentro senza accorgertene, giorno dopo giorno, mentre continui a convincerti che va tutto bene.

Che è giusto così.

Che non manca niente.

Finché, a un certo punto, qualcosa dentro di te inizia a fare rumore.

Ed è lì che capisci che forse non sei dove dovresti essere.

Sono in giro da quasi due mesi.
E no, non è stata una fuga.

È stata una scelta.

Una scelta presa tempo fa, quando ho deciso di mettere me stessa al centro.

E, come tutte le decisioni importanti, anche questa ha avuto delle conseguenze.

Nessuno mi ha costretto.
Anzi, a dirla tutta, avevo tutto quello che, sulla carta, dovrebbe bastare per restare: una bella casa, una famiglia serena, un lavoro impegnativo ma stabile.

E accanto a me, poche persone, ma buone.

Di quelle che contano davvero.

Potevo restare.
Sarebbe stato più semplice.

Eppure, dentro, qualcosa si stava spegnendo.

Piano, in silenzio, senza fare rumore.

Ma lo sentivo.

Non stavo bene.

Il posto in cui vivevo non mi ha mai davvero aiutata a essere chi sono.

Era da tempo che sentivo il bisogno di andare via.

Non mi riconoscevo in quella dimensione, in quello stile di vita.

Mi stava stretto.

Mi soffocava.

E poi c’erano dinamiche che mi pesavano: invidia, cattiveria, malelingue.

Tutto troppo distante da ciò che sentivo di volere per me.

A un certo punto ho detto basta.

Non credo fosse il momento perfetto.
Forse semplicemente era l’unico momento possibile: quando non avevo più energie per restare dove non stavo bene.

So che la mia scelta ha fatto soffrire qualcuno.
E questo mi dispiace.

Ma a un certo punto ho capito che, se non mi fossi scelta io, nessuno lo avrebbe fatto al posto mio.

E così ho deciso di farlo.

Per me.
Per il mio battito.
Per affrontare le mie paure.
Per ritrovarmi.

Perché quando ci spegniamo, smettiamo anche di sentire davvero.

Non riusciamo più a dare, ad amare, a esserci.

E io non volevo diventare quella versione di me.

Scegliersi, però, non è una favola.

Non è tutto rose e fiori.
Non significa essere felici ogni giorno.

Ho fatto rinunce.

Tante.
E continuo a farle.

Ma non mi pesano, perché so che hanno un senso.

So che fanno parte di un percorso che mi sta riportando a me stessa.

Scegliersi, alla mia età, non è semplice.
E forse non è nemmeno così comune.

Ma è necessario.

Per ricordarsi chi si è, oltre a ciò che ci si aspetta da noi.

Se questa esperienza servirà, oltre che a me, anche a qualcun altro — anche solo a una persona — per trovare il coraggio di scegliere sé stessa/o nonostante i dubbi, le paure e le incertezze, allora non sarà stato tutto invano.

Perché è facile essere un punto di arrivo.
Molto meno esserlo di partenza.

Eppure è proprio da lì che cambia tutto.

Quindi, se puoi, scegliti.
Se lo senti, fallo.

Non sarà facile.
Ma potrebbe essere la cosa più giusta che farai per te.