Il viaggio continua…

Dopo un paio di giorni un po’ persa tra posti sbagliati e scelte discutibili, sono arrivata ad Alicante.

Una delle poche tappe previste del mio itinerario — e già questo avrebbe dovuto farmi sospettare qualcosa.

Come avete letto nell’articolo precedente, la mia abilità nella scelta dei parcheggi continua a essere… discutibile.

Ma nonostante tutto, in qualche modo, riesco sempre a cavarmela.

La giornata è iniziata con una fantastica (sono ironica) doccia di meno di cinque minuti.

Il mio boiler scalda solo dieci litri alla volta, quindi più che una doccia è una missione a tempo.

Sopravvissuta anche a questo, mi preparo: scarpe comode, Moleskine alla mano, telefono… e si parte.

Cinque chilometri a piedi dopo (ognuno paga le conseguenze delle proprie decisioni), arrivo finalmente in centro.

Alberi, fontane, gente che corre, biciclette e un traffico sorprendentemente civile. Peccato solo per il tempismo perfetto: festa del papà.

Risultato? Mezzo mondo chiuso.

Ma Alicante, anche a serrande abbassate, non si lascia ignorare.

Dopo una passeggiata nel centro e una pausa tecnica per salvare le gambe, decido di affrontare il Castello di Santa Bárbara.

Ormai ho capito che questo viaggio è anche una prova di resistenza: tutto è in salita.

Mi rassegno e parto.

La salita è ripida, il vento non aiuta, ma una volta in cima… ne vale sempre la pena.

Il castello è imponente, curato, e la vista si apre sulla città e sul mare in un modo che ti fa dimenticare la fatica.

C’è gente, parecchia, ma niente che rovini il momento.

Un po’ di storia, qualche foto, tanto vento e un paio d’ore passate a perdermi tra le mura.

Scendo, mangio qualcosa al volo e mi sposto verso la marina.

Cammino senza fretta, poi faccio quello che fanno tutti: mi siedo.

Guardo le barche, mi prendo il sole.

Accanto a me una famiglia russa festeggia un compleanno con tanto di banchetto improvvisato.

Dall’altra parte un gruppo di ragazzi argentini suona la chitarra.

Il sole scalda, il vento finalmente si calma un po’.

La gente è rilassata, davvero rilassata.

Io osservo. Lo faccio sempre. Le persone, i dettagli, i piccoli gesti.

È il mio modo di viaggiare anche quando sono ferma.

Il tentativo di passeggiare sulla spiaggia dura poco: il vento decide di trasformare la sabbia in un’arma di distruzione di massa.

Ritirata strategica. Si torna al parcheggio da sogno.

Il giorno dopo, mercato.

Non ne perdo uno.

È una specie di rituale.

Questo è bello, pieno, vivo. Pesce freschissimo, colori ovunque.

Dopo Fuerteventura, quasi non ricordavo più cosa volesse dire tutta questa abbondanza.

Alicante, però, è molto altro.

E’ Fabio e, anche se fisicamente non più presente, e’ Andrea.

Un’amicizia che porto con me da anni, ritrovata qui, quasi come se questo posto avesse deciso di metterla esattamente al momento giusto.

Un amicizia fatta di colori, di risate, di mille quadri appesi alle pareti, di sincerità, di bellezza, di stima reciproca, di Roma, di uno dei matrimoni più belli a cui abbia mai partecipato.

Camminiamo senza fretta, lungo la Rambla. Parliamo, ma soprattutto lo ascolto.

E mentre lo faccio, succede qualcosa di strano.

La città si allontana.

I rumori si abbassano.
I dettagli sfumano.
Rimane solo quello che sento.

Un amore vero.

Di quelli che non hanno bisogno di essere spiegati.

Che non fanno rumore, ma restano. Per sempre.

Che non si consumano, non si piegano, non si spengono.

Un amore pieno.
Onesto.
Che non trattiene, ma accompagna.
Che non pesa, ma sostiene.

E mentre Fabio racconta senza cercare parole speciali non necessarie, capisco che sto assistendo a qualcosa di raro.

Qualcosa che non si incontra spesso.

E che, proprio per questo, lascia il segno.

In quel momento Alicante smette di essere una città.

Diventa una sensazione.

Un promemoria.

Che l’amore, quello vero, esiste.

E che quando lo incontri — anche solo di riflesso, anche solo attraverso qualcuno — non puoi fare a meno di riconoscerlo.

Sono tornata da Ettore con questo pensiero:
quanto sono rare — e incredibilmente fortunate — le persone che riescono a vivere un amore così.

E quanto è straordinario — e allo stesso tempo fragile — continuare a camminare nel mondo dopo averlo incontrato.

Non ricorderò tutto di Alicante.
Ma ricorderò come mi ha fatto sentire.
E questo, a volte, vale molto di più.

Alicante, with love.