Prima di partire per questo viaggio avevo fatto una ricerca sulle passerelle panoramiche e sui paesaggi naturali vicino ai luoghi che avrei visitato.
La lista era lunga – forse troppo per riuscire a farla tutta – ma questo, insieme ad altri due che incontrerò lungo il percorso, era senza dubbio un must.
Non sono riuscita a trovare un biglietto in solitaria: erano esauriti fino a luglio.
Così, anche se di solito non amo molto le visite guidate, ho deciso di adattarmi al percorso con guida.
Non potevo fare scelta migliore.
Ho lasciato Ettore parcheggiato vicino al lago e mi sono fatta circa 2,3 km a piedi fino al punto di ritrovo.
Da lì, un bus navetta mi ha portata vicino all’accesso del sentiero, ma non era ancora finita: altri venti minuti di camminata per raggiungere l’ingresso vero e proprio.
Si entra in gruppi di massimo 30 persone. All’ingresso ti consegnano casco e radio per ascoltare la guida.
Durante il cammino ho avuto accanto una coppia di signori di Pamplona, fantastici, e una ragazza gallega, Enya, anche lei da sola a vivere questa esperienza.
Il percorso non richiede particolari abilità fisiche; forse non è adatto a chi soffre molto di vertigini o ha paura delle altezze. Per il resto, è pura meraviglia.
Ogni tunnel che si attraversa sembra aprire la porta su uno spazio nuovo, completamente diverso dal precedente.
La natura è immensa e potente, ma ciò che mi ha colpita ancora di più è stata la storia del luogo: i resti delle vecchie passerelle, ancora visibili accanto a quelle nuove, raccontano il lavoro e la fatica di chi trasportava materiali sospeso nel vuoto.
Un’esperienza che va oltre il panorama: è un viaggio dentro la natura e dentro la memoria di questo luogo straordinario.
Alla fine del percorso, complice la sintonia che si era creata e il fatto che nessuna delle due avesse grandi programmi per il resto della giornata, ho invitato Enya a mangiare uno spaghetto al sugo fronte lago.
Di quelli semplici, ma perfetti nel momento giusto.
Siamo rimaste sedute a chiacchierare a lungo delle nostre vite, curiose di scoprire da dove venivamo e cosa ci avesse portate fin lì, su quel sentiero sospeso nel vuoto.
Nonostante la differenza d’età – lei molto più giovane di me – mi ha colpito rendermi conto che le motivazioni che ci spingono a fare le cose da sole sono, in fondo, molto simili.
Il bisogno di scoprirsi, di mettersi alla prova, di sentirsi libere senza dover chiedere il permesso a nessuno.
A un certo punto ho pensato che, forse, se alla sua età avessi avuto la chiarezza che oggi sento crescere dentro di me, alcune scelte sarebbero state diverse. O forse no. Chissà.
Quello che so è che è stata una giornata perfetta. Un compleanno speciale, vissuto tra natura potente, passi sospesi nel vuoto e una nuova persona incontrata lungo il cammino.
E in fondo è anche questo il bello dei viaggi: parti per vedere un luogo e torni con un incontro che non avevi programmato.
E a te e’ mai capitato di incontrare qualcuno in questo modo? Raccontami…









