Il Caminito del Rey è uno dei percorsi panoramici più spettacolari della Spagna.

Si tratta di una passerella sospesa lungo le pareti del Desfiladero de los Gaitanes, un canyon scavato dal fiume Guadalhorce.

Il sentiero corre a circa 100 metri di altezza, offrendo viste impressionanti tra gole rocciose e paesaggi naturali.

Costruito all’inizio del Novecento per collegare due centrali idroelettriche, deve il suo nome al re Alfonso XIII, che lo attraversò nel 1921.

Dopo un importante restauro, oggi è completamente sicuro e accessibile ai visitatori.

Si trova in Andalusia, nella provincia di Málaga, vicino a El Chorro (comune di Álora), a circa 60 km dalla capitale.

Il percorso totale misura circa 7,7 km, di cui quasi 3 km su passerelle sospese nel canyon.

La visita dura in media 3–4 ore. Il percorso è lineare (non ad anello) e di difficoltà facile-moderata, adatto a chi è abituato a camminare.

Prima di partire per questo viaggio avevo fatto una ricerca sulle passerelle panoramiche e sui paesaggi naturali vicino ai luoghi che avrei visitato.

La lista era lunga – forse troppo per riuscire a farla tutta – ma questo, insieme ad altri due che incontrerò lungo il percorso, era senza dubbio un must.

Non sono riuscita a trovare un biglietto in solitaria: erano esauriti fino a luglio.

Così, anche se di solito non amo molto le visite guidate, ho deciso di adattarmi al percorso con guida.

Non potevo fare scelta migliore.

Ho lasciato Ettore parcheggiato vicino al lago e mi sono fatta circa 2,3 km a piedi fino al punto di ritrovo.

Da lì, un bus navetta mi ha portata vicino all’accesso del sentiero, ma non era ancora finita: altri venti minuti di camminata per raggiungere l’ingresso vero e proprio.

Si entra in gruppi di massimo 30 persone. All’ingresso ti consegnano casco e radio per ascoltare la guida.

Durante il cammino ho avuto accanto una coppia di signori di Pamplona, fantastici, e una ragazza gallega, Enya, anche lei da sola a vivere questa esperienza.

Il percorso non richiede particolari abilità fisiche; forse non è adatto a chi soffre molto di vertigini o ha paura delle altezze. Per il resto, è pura meraviglia.

Ogni tunnel che si attraversa sembra aprire la porta su uno spazio nuovo, completamente diverso dal precedente.

La natura è immensa e potente, ma ciò che mi ha colpita ancora di più è stata la storia del luogo: i resti delle vecchie passerelle, ancora visibili accanto a quelle nuove, raccontano il lavoro e la fatica di chi trasportava materiali sospeso nel vuoto.

Un’esperienza che va oltre il panorama: è un viaggio dentro la natura e dentro la memoria di questo luogo straordinario.

Alla fine del percorso, complice la sintonia che si era creata e il fatto che nessuna delle due avesse grandi programmi per il resto della giornata, ho invitato Enya a mangiare uno spaghetto al sugo fronte lago.

Di quelli semplici, ma perfetti nel momento giusto.

Siamo rimaste sedute a chiacchierare a lungo delle nostre vite, curiose di scoprire da dove venivamo e cosa ci avesse portate fin lì, su quel sentiero sospeso nel vuoto.

Nonostante la differenza d’età – lei molto più giovane di me – mi ha colpito rendermi conto che le motivazioni che ci spingono a fare le cose da sole sono, in fondo, molto simili.

Il bisogno di scoprirsi, di mettersi alla prova, di sentirsi libere senza dover chiedere il permesso a nessuno.

A un certo punto ho pensato che, forse, se alla sua età avessi avuto la chiarezza che oggi sento crescere dentro di me, alcune scelte sarebbero state diverse. O forse no. Chissà.

Quello che so è che è stata una giornata perfetta. Un compleanno speciale, vissuto tra natura potente, passi sospesi nel vuoto e una nuova persona incontrata lungo il cammino.

E in fondo è anche questo il bello dei viaggi: parti per vedere un luogo e torni con un incontro che non avevi programmato.

E a te e’ mai capitato di incontrare qualcuno in questo modo? Raccontami…