Dopo quasi un mese di viaggio ho capito che non posso più rimandare questa conversazione con me stessa.

C’è qualcosa che mi accompagna ovunque.
Non si vede nelle foto.
Non si sente nelle risate.
Non appare nei traguardi.

Ma c’è.

Sono le mie paure.

Qualcuno sorriderà leggendo queste parole.
Perché l’immagine che restituisco è un’altra:
forte, instancabile, risoluta.
Quella che tiene tutto in piedi.
Quella che non crolla mai.

La verità è che tremo molto più spesso di quanto si immagini.

Tremo quando apro una nuova porta.
Quando prendo una decisione.
Quando qualcuno si aspetta qualcosa da me.

Ho paura di non essere all’altezza.
Non di un compito soltanto — della vita intera.
Delle persone che mi camminano accanto.
Dell’amore che ricevo.
Delle responsabilità che scelgo.

Ho paura di non essere abbastanza.

Abbastanza capace.
Abbastanza forte.
Abbastanza bella.
Abbastanza giusta.

Mi interrogo continuamente su quello che gli altri vedono quando mi guardano.
E quando percepisco un giudizio, anche piccolo, anche sussurrato, dentro di me si apre una crepa.

Le mie gambe hanno tremato il giorno in cui ho aperto ogni nuovo locale.
Hanno tremato mentre dicevo “sì”.
Hanno tremato quando ho tenuto mio figlio tra le braccia per la prima volta.

Tremano ancora oggi, quando devo affrontare una salita — in macchina o nella vita.
Quando devo dire una verità scomoda.
Quando so che una mia scelta potrebbe deludere qualcuno.

Ho paura del buio.
Di restare sola.
Di diventarlo davvero.

Ho paura di sbagliare con i miei figli.
Di non proteggere abbastanza.
Di proteggere troppo.

Ho paura di invecchiare.
Di non riconoscermi più.
Di perdere ciò che oggi mi definisce.

Eppure, nonostante tutto, continuo a camminare.

Non perché non abbia paura.
Ma perché, in qualche modo, scelgo di farlo insieme a lei.

Questo viaggio mi sta portando esattamente lì dove tremo di più.
Mi mette davanti agli specchi che ho evitato per anni.
Mi toglie le armature.

Mi lascia con il cuore esposto.

Forse il coraggio non è l’assenza di paura.
Forse è restare.
Restare anche quando le gambe tremano.
Restare dentro le proprie fragilità senza scappare.

Forse sto imparando questo:
non a diventare più forte,
ma a diventare più vera.

E forse, alla fine, è l’unica forma di forza che conta.